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Rischio autismo nei nati in pandemia

L’autismo, o disturbo dello spettro autistico (ASD), è un disturbo neurologico e dello sviluppo che influisce sul modo in cui una persona percepisce e interagisce con il mondo. Si manifesta in vari gradi di gravità e può influenzare le capacità di comunicazione, interazione sociale e comportamento.

Principali caratteristiche dell’autismo:

Difficoltà nella comunicazione sociale: Le persone con autismo possono avere problemi a comprendere e usare il linguaggio verbale e non verbale, come gesti, espressioni facciali o il tono della voce. Alcuni possono avere un linguaggio limitato, mentre altri potrebbero avere difficoltà a interpretare conversazioni o situazioni sociali.

Interessi ristretti e comportamenti ripetitivi: Possono mostrare interesse intenso e specifico per argomenti particolari, e manifestare comportamenti ripetitivi come movimenti stereotipati, routine rigide o l’uso ripetitivo di oggetti.

Sensibilità sensoriale: Molti individui con autismo possono essere ipersensibili o iposensibili a stimoli sensoriali come suoni, luci, consistenze o odori.

L’autismo è una condizione complessa, e la sua causa esatta non è ancora del tutto chiara. Si ritiene che fattori genetici e ambientali giochino un ruolo importante. Esso viene di solito diagnosticato nei primi anni di vita, intorno ai 2-3 anni, sulla base delle osservazioni sullo sviluppo comportamentale e sociale del bambino.

L’autismo si presenta in un ampio spettro, con alcune persone che possono vivere in modo relativamente indipendente, mentre altre richiedono supporto più intenso. Ogni persona con autismo ha un’esperienza unica, con punti di forza e difficoltà specifiche.

I ricercatori del Vagelos College of Physicians and Surgeons della Columbia University hanno scoperto che i bambini nati durante il primo anno della pandemia (compresi quelli esposti al Covid in utero) non hanno maggiori probabilità di risultare positivi allo screening per l’autismo rispetto ai bambini non esposti o pre-pandemia.

Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, è il primo rapporto sul rischio di autismo tra i bambini in epoca pandemica.

Lo studio ha esaminato quasi 2.000 bambini tra i 16 ed i 30 mesi di età nati tra gennaio 2018 e settembre 2021.

Il rischio di autismo è stato calcolato sulla base delle risposte di un questionario di screening dello sviluppo neurologico che i pediatri forniscono ai genitori per valutare il comportamento dei bambini. I punteggi sono stati confrontati tra i bambini nati durante e prima della pandemia e i bambini con e senza esposizione in utero a COVID.

I risultati sono rassicuranti in quanto i ricercatori non hanno trovato alcuna differenza negli screening positivi per l’autismo tra i bambini nati prima della pandemia e quelli nati durante la pandemia.

Tuttavia altri problemi potrebbero emergere in seguito, pertanto ricercatori continueranno a monitorare i bambini durante la loro crescita per le diagnosi di autismo: infatti diversi studi su bambini che erano nell’utero durante precedenti pandemie, disastri naturali, carestie e tempo di guerra hanno dimostrato che altre condizioni di sviluppo neurologico, potenzialmente innescate dall’ambiente stressante, possono emergere nell’adolescenza e persino nella prima età adulta.

Ma sulla base dei risultati attuali, gli autori ritengono improbabile che si verifichi un aumento dell’autismo correlato al COVID.

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Autore: eom_comunicazione

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