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La memoria di lavoro migliora con la pratica

La memoria di lavoro è un sistema cognitivo che consente di mantenere temporaneamente e manipolare le informazioni necessarie per compiti cognitivi complessi come il ragionamento, la comprensione, l’apprendimento e la decisione. È essenziale per la realizzazione di molte attività quotidiane, come risolvere problemi matematici, seguire istruzioni e comprendere il linguaggio.

Questo tipo di memoria è considerato un componente chiave della funzione esecutiva e si distingue dalla memoria a breve termine per la sua capacità non solo di mantenere informazioni ma anche di lavorarci attivamente. La memoria di lavoro coinvolge diverse aree del cervello, tra cui la corteccia prefrontale, ed è fondamentale per l’apprendimento e l’esecuzione di compiti complessi.

Il concetto di memoria di lavoro è stato introdotto da Alan Baddeley e Graham Hitch nel 1974.

Secondo il loro modello, la memoria di lavoro comprende diversi componenti, tra cui:

Il taccuino visuo-spaziale: gestisce le informazioni visive e spaziali.

Il circuito fonologico: gestisce le informazioni verbali e acustiche.

L’esecutivo centrale: supervisiona e coordina le attività dei componenti subordinati e dirige l’attenzione.

La memoria di lavoro migliora con la pratica e l’allenamento, e può essere rafforzata attraverso esercizi cognitivi mirati, come quelli che coinvolgono la risoluzione di problemi, il ricordo di sequenze di numeri o parole, e l’uso di tecniche di memoria.

La memoria di lavoro è essenziale per una varietà di funzioni cognitive, eppure i meccanismi alla base della formazione, della ritenzione e del richiamo della memoria, che ci consentono di eseguire un compito già svolto senza doverlo imparare di nuovo, rimangono poco chiari.

Secondo un recente studio pubblicato su Nature la pratica migliora la memoria di lavoro in quanto ripetere un’attività più e più volte consolida i percorsi neurali nel cervello.

Gli scienziati hanno utilizzato una tecnologia all’avanguardia per osservare simultaneamente 73.000 neuroni corticali nei topi mentre gli animali imparavano e ripetevano un determinato compito per due settimane.

Hanno scoperto in questo studio che i circuiti della memoria di lavoro si trasformavano man mano che i topi padroneggiavano le sequenze corrette. Inizialmente, i circuiti erano instabili, ma man mano che i topi si esercitavano ripetutamente nel compito, i circuiti cominciavano a stabilizzarsi e a solidificarsi.

Lo studio ha rivelato che le rappresentazioni della memoria si trasformano da instabili a solide nei circuiti della memoria di lavoro, fornendo informazioni sul motivo per cui le prestazioni diventano più accurate e automatiche in seguito alla pratica ripetitiva.

I ricercatori concludono lo studio sottolineando che queste intuizioni non solo miglioreranno la comprensione dell’apprendimento e della memoria, ma avranno anche implicazioni per affrontare i disturbi legati alla memoria.

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Autore: eom_comunicazione

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