Negli Stati Uniti, l’uso della cannabis ricreativa è aumentato a seguito della diffusa depenalizzazione e legalizzazione in molti stati.
In un recente sondaggio, circa il 22% delle donne in gravidanza non considera rischioso il consumo settimanale di cannabis. Molte donne in gravidanza, infatti, ritengono che la cannabis sia utile per ridurre la nausea e non incida sul benessere fetale.
Questa percezione non è supportata dalla letteratura, che riporta al contrario l’associazione negativa tra uso di cannabis ed esiti fetali. L’uso di cannabis durante la gravidanza può comportare un basso peso alla nascita ed è un noto predittore di mortalità e morbilità infantile. L’uso di cannabis prenatale può anche portare a ritardi dello sviluppo, limitazione della crescita intrauterina e problemi neurocomportamentali.
Un recente studio ha valutato la relazione tra l’uso di cannabis durante la gravidanza e gli esiti neonatali, tra cui morte fetale, parto pretermine, basso peso alla nascita e ricovero in unità di terapia intensiva neonatale (NICU).
Tale studio fornisce anche nuove informazioni sui dati ottenuti dallo studio longitudinale Stress in Pregnancy (SIP).
I dati sono stati raccolti tra il 2009 e il 2017 presso due cliniche ostetriche prenatali a New York; sono stati intervistati un totale di 894 partecipanti e le loro cartelle cliniche sono state esaminate.
I risultati dello studio evidenziano una relazione significativa tra esiti neonatali avversi, tra cui basso peso alla nascita e morte fetale, e uso di cannabis prenatale.
Sono necessari studi futuri per comprendere meglio i meccanismi responsabili dell’aumento del rischio di morte fetale e dell’uso di cannabis prenatale. A causa del diffuso consumo di cannabis, anche tra le donne incinte, è fondamentale educare le persone in età fertile sui rischi associati al consumo di cannabis.
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Autore: eom_comunicazione